sito di o' professore
Capo Nord 2006
gg Data Partenza Arrivo Paesi km Parz. km Tot.
24 sab 22 luglio Kopenhagen Lipsia (pressi) DK-D 540 9292
   

Mattinata a Copenhagen e via!

Senza prenotazione: trovato un B&B nei pressi di Lipsia


La Sirenetta
Addio DanimarcaL’ultima immagine della Scandinavia:  il porto di Gedser.
Rientrati in GermaniaLa prima immagine della Germania: nelle vicinanze del porto di Rostock, ma… sicuro?!
Dal nostro ospite 1Auto fai da te; ex moto. Il motore andava!
Dal nostro ospite 2Lambretta? Non provata.
Dal nostro ospite 3In bagno troveremo un’altra sfiziosità del nostro affitta- camere. La traduzione dovrebbe essere: “Grosso o piccolo – sempre sedersi deve”.

Ci rendiamo conto, io e Mario, che quella di questa mattina è l’ultima passeggiata in terra scandinava e, quindi, la fine del nostro tour; per il resto, fino a casa, sono solo tragitti autostradali di rientro.

Lasciamo l’ostello, preparati per la partenza di tap-pa, ma ci dirigiamo verso il centro della città, lo superiamo dalla sinistra e ci dirigiamo verso la zona del Kastellet, un parco che meriterebbe una passeggiata rinfrancante; ma il tempo a disposizione è limitato e noi siamo interessati solo a Den lille Havfrue, cioè, in parole povere, al simbolo della città, La Sirenetta.

La zona è infestata da turisti di tutte le nazionalità, compreso un nutrito gruppo di italiani altovocianti; ci intrufoliamo e riusciamo a fare con difficoltà le nostre foto di rito, in condizioni di sole sfavorevoli.

Finalmente ci mettiamo in cammino per il rientro, ma modifichiamo il percorso programmato, che prevedeva di attraversare la Danimarca da Odense e Kolding e passare da Amburgo per continuare secondo il percorso dell’andata, evitando così qualsiasi traghetto.

Preferiamo invece andare dritti a Gedser per prendere il traghetto per Rostock e da qui attraversare la Germania, costeggiando Berlino e Lipsia e riprendendo a Monaco la strada dell’andata.

Già sulla strada per Rostock soffro di attacchi di sonno; ci fermiamo in una stazione di servizio e mi sdraio su una panchina al sole, quel tanto per farmi spezzare il sonno. Fintanto, Mario si ossigena con 3 o 4 spaccapolmoni.

Arriviamo a Gedser e l’attesa del traghetto è un’altra occasione per schiacciare un pisolino: ormai ho imparato da Mario e riesco ad addormentarmi anch’io sulla moto (ferma!).

Sul traghetto facciamo uno spuntino di lusso, compriamo gli ultimi regali e mi butto in un altro sonnellino. Arriviamo a Rostock con un tempo estivo che sembra di essere a Rimini.

Da Rostock intraprendiamo il lungo tragitto autostradale che ci porterà fino alla destinazione serale, che scegliamo dover essere Lipsia. Qui non sappiamo assolutamente dove andare, non essendo una sosta studiata, come le altre, prima di partire. Chiediamo al fido TomTom di portarci al primo albergo che ha in lista. Seguiamo le sue indicazioni e, sul punto dell’arrivo non c’è nessun albergo. Leggiamo invece un cartello di Zimmer Frei, ma non scritto così, bensì in una lingua strana che non ci saremmo aspettati in Germania. Bussiamo e, fortunatamente, ci dicono che ci sono posti liberi. Ma il dialogo con la coppia di gestori è alquanto difficoltoso: non conoscono una parola di inglese e penso non si siano mossi mai dalla loro zona dal giorno in cui sono nati!

Comunque, l’appartamento si rivela la migliore sistemazione trovata in tutto il nostro viaggio e il prezzo era altrettanto soddisfacente: 30 euro, colazione compresa (del resto, era un B&B). Avevamo a disposizione una stanza a testa (finalmente avrei recuperato un po’ di sonno arretrato) e un bagno in comune, comunicante, oltre a un cucinino e un salottino. Arredamento completo, un televisore in ogni stanza, la cucina superfornita… insomma, una pacchia.

Usciamo a cenare, seguendo i consigli del gestore e scopriamo di essere in un borgo contadino alla periferia di Lipsia; a quell’ora c’era ancora un trattore che andava su e giù per svolgere lavori agricoli. Alla trattoria indicataci troviamo un posto all’esterno; la serata è magnifica. Ben presto siamo attorniati da coppie anziane e lavoratori del posto che passavano la serata lontani dalle loro routine. Abbiamo mangiato così così, scambiato qualche parola con i nostri commensali e quindi siamo tornati indietro verso il nostro rifugio.

Ma ci aspettava il nostro simpatico gestore, che aveva preparato nella veranda dell’ingresso un tavolo con boccali di birra già riempiti e dei bicchierini “ammazzabirre”; non potevamo rifiutare e, nonostante la gran voglia di andare a dormire, abbiamo dovuto sottostare alle gentili profferte del nostro ospite: con le mani giunte sotto l’orecchio ci faceva capire che, tanto, dopo, potevamo andare tranquillamente a dormire, quindi potevamo bere quanto volevamo!

Potevamo deluderlo? Abbiamo bevuto l’ottima birra, scambiato qualche cenno di dialogo, utilizzando tutte le parti del corpo per cercare di capirci, quindi abbiamo fatto onore al bicchierino antibirra.

“Ancora un altro?”, “No grazie, siamo proprio al massimo e siamo stanchi” (tutto ciò in esperanto corporale). Quando stavamo per ritirarci, l’anfitrione ha preteso assolutamente che visitassimo il suo laboratorio; ci teneva che ammirassimo due suoi capolavori.

Aveva trasformato una motocicletta in una macchinina a tre ruote, con capotte telata avvolgibile per scoprire tutto l’ambaradan; possedeva inoltre uno strano scooter, sicuramente di derivazione autarchica (la zona faceva parte, fino a pochi anni prima, della Germania Orientale). Entrambi i mezzi erano perfettamente funzionanti: in verità ha solo messo in moto il triciclo, ma credo fermamente che entrambi i trabiccoli fossero in grado di “andare”.

Non è finita qui. [Peccato, la nostra stanchezza non ci ha permesso di rendere maggiore onore al nostro padrone di casa; meritava davvero maggiore compagnia.] Abbiamo visitato una voliera (gli uccelli, a quell’ora dormivano, ma l’indomani, invece, si facevano sentire, eccome!) e il giardino retrostante, pieno di statuette, aiuole e alberi preziosi. Era veramente pieno di iniziative, l’amico.

Alla fine siamo riusciti finalmente a congedarci e a ritirarci nei nostri appartamenti; proprio così, i nostri appartamenti!

Cena

Gasthaus – Si trova al centro del borgo – ?? (Leipzig)  
Una decina di euro a testa…
… e mangi un piatto completo, cucinato alla paesana, senza pretese. Nel mio c’era anche carne lessa in gelatina, ma ho avuto il sospetto che fosse carne simmenthal, versione tdesk. ;-)

Pernotto

Sorry, I don’t remember the name - Un B&B nei pressi di Leipzig
15 € a testa per un appartamento super arredato + colazione…
… e un padrone di casa simpatico e socievole; non ho provato a chiederglielo, ma sono sicuro che ci avrebbe pagato lui qualcosa, pur di poter stare amichevolmente a discutere (?) e bere insieme.